Un angolo di storia

I ricercatori UniSanPaolo sono entrati in possesso di un documento prezioso: la copia dell’Osservatore Romano di venerdì 25 dicembre 1942.

La copia è in eccellenti condizioni ma l’aspetto molto diverso e non solo per il numero di pagine, la carta rosata e i caratteri tipografici ma per i dettagli.

L’Osservatore Romano si autodefinisce GIORNALE QUOTIDIANO POLITICO RELIGIOSO. Una definizione mantenuta nel tempo anche se stupisce la scelta di inserire la politica in un organo di stampa ufficiale della Chiesa Romana addirittura anteponendola ai temi religiosi come invece ci si aspetterebbe da un quotidiano che dovrebbe principalmente fare apostolato e fa campeggiare lo stemma pontificio.

I prezzi

L’abbonamento annuale costa 70 lire italiane del 1942 che corrispondono a circa 40 € attuali, cifra decisamente inferiore ai 189 € richiesti da un abbonamento oggi.

Il format è un pò più ampio dell”A2 largo 45 cm con 395 mm, compresi spazio-linea verticale-spazio di separazione da 3 mm ciascuno, a disposizione del testo articolato su 6 colonne. Per la pubblicità vengono richiesti per ogni mm di colonna  nell’ordine:

  • 4 lire per pubblicità commerciali
  • 5 lire per articoli pubblicitari di cronaca
  • 7 lire per quelli finanziari
  • 5 lire per i necrologi

Il valore rapportato ad oggi e convertito in € di una lira è pari a circa 57 centesimi quindi 4 lire corrispondono oggi a  2,28 €, 5 a 2,85 € e 7 a 4 €. Una riga di testo della colonna può contenere 6/8 parole e occupa circa 3,4 mm quindi un articolo breve occupa circa 140 mm è costava, per la cronaca (5 lire/mm), circa 350 € attuali.

Questo ci dice che già nel 1942 l’Osservatore Romano pubblica articoli di cronaca a richiesta per fini pubblicitari e le tariffe vengono differenziate per le pubblicità commerciali e per quelle finanziarie. Si tratta di richieste non eccessive tenuto conto che il giornale dispone di quattro pagine formato larghezza x altezza di 450 x 620 mm leggermante superiore a 4 pagine standard da fotocopiatrice da 210 x 297 mm.

Naturalmente nel 1942 non esistono internet e social media quindi vengono indicate come coordinate di riferimento telefoni fissi e indirizzi postali e i numeri di telefono dispongono solo di 5 e 6 cifre: possedere una linea telefonica non è una circostanza usuale.

Il numero è il 300° dell’ottantaduesimo anno quindi la frequenza quotidiana del giornale non è sempre assicurata visto che nel 1942 il 25 dicembre è il 358° giorno dell’anno e non il 300°. A Natale del 1942 l’Osservatore Romano ha già saltato ben 58 uscite giornaliere e, anche considerando alcune feste non affatto fede, alla sua dichiarata essenza quotidiana.

La prima pagina

L’articolo principale a tutta pagina titola:

Il Supremo Pastore espone le norme fondamentali dell’ordine interno degli Stati e dei popoli elemento integrale per una pacifica convivenza e collaborazione internazionale.

Un particolare curioso è la scelta di usare giustamente la maiuscola per la parola Stati ma impropriamente la minuscola per popoli. I Popoli politicamente ma ancora prima cristianamente vengono sempre prima degli Stati e debbono godere di più ampia stima e considerazione. Nostro Signore si è sempre rivolto in primis alle Persone e ai Popoli, mentre nel 1942 il Primate della Chiesa Cristiana Cattolica Romana rivolge la propria attenzione e privilegia gli Stati quindi i governi più che le moltitudini. Certo siamo in un momento storico che vede combattere l’asse nazista tedesco, fascista italiano e imperialista giapponese cioè dittature che lasciano poco spazio ai rispettivi Popoli ma il Supremo Pastore Romano dovrebbe essere al di sopra di questo sempre.

L’articolo centrale è anche l’unico, dell’intero giornale, a possedere un occhiello e un sottotitolo rispettivamente:

Ardenti appelli del Sommo Pontefice nella natività del Signore

Considerazioni sulla guerra mondiale e sul rinnovamento della società

L’articolo si divide in due sezioni principali la prime indirizzata “Al Sacro Collegio” e la seconda “Ai fedeli in Cristo – all’intera famiglia umana” sottolineando di nuovo una gerarchia di priorità che non deve stupire troppo. Il Vaticano pensa ancora al Papa-Re che indossa il prezioso costosissimo Triregno. Si tratta di un copricapo in argento di forma vagamente ogivale caratterizzato da tre corone in oro tempestate da pietre preziose. Le tre corone intendevano rappresentare il supposto potere del Papa quale pater dei re, rector del mondo e vicarius di Cristo. Il triregno veniva usato per incoronare il Papa all’inizio del suo mandato e nelle cerimonie ufficiali pratica medioevale terminata dall’eccelso Papa Giovanni XXIII° che fu quindi l’ultimo Papa ad essere incoronato.

Nel 1942 il Papa si sente ancora re e anche in occasione della suprema festa cristiana il Papa Pio XII° viene definito, nell’articolo, come felicemente regnante. Due parole scelte inopportunamente con quel felicemente che stride dal punto di vista spirituale e umano. In un tragico Natale di una guerra mondiale che uccide sui campi di battaglia, nelle retrovie e con le incursioni aeree anche una popolazione civile indifesa e lacerata da fame, lutti e dolore ogni giorno in Europa, in Asia, in Africa e in America come si può felicemente regnare mentre già le vittime sono decine di milioni?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.