Santi Aquila e Priscilla

Oggi 8 luglio è il giorno dedicato al ricordo dei Santi Aquila e Priscilla molto importanti per la Chiesa Cristiana perché addirittura citati nel Nuovo Testamento.

Del Nuovo Testamento fanno parte le lettere di S. Paolo e al punto 16.3.5 di quella indirizzata ai Romani l’Apostolo parla dei coniugi Aquila e Priscilla in modo molto lusinghiero rendendoli la coppia di sposi più famosa dell’intera Cristianità dopo i SS Giuseppe e Maria genitori di nostro Signore Gesù in quanto vengono citati addirittura 6 volte nel Nuovo Testamento.

“Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori nel servizio di Gesù Cristo; essi hanno rischiato la loro vita per salvare la mia, non io soltanto ma anche tutte le comunità dei credenti non ebrei, devono essere loro grati; salutate anche la comunità che si raduna in casa loro”.

La storia di Aquila e Prisca

Aquila nasce sulle coste del mar Nero nella regione del Ponto e quindi ha origini giudee in Anatolia. È un artigiano un costruttore di tende, importantissime per le popolazioni tradizionalmente nomadi di quelle regioni. Ma Aquila è un benestante e colto, si occupa anche di traduzioni, professione di prestigio e viaggia molto. Durante i suoi viaggi arriva a Roma dove traduce la Bibbia in greco e incontra Priscilla, conosciuta anche con il nomignolo di Prisca, una romana anch’essa di famiglia ricca che diverrà il grande amore della sua vita. Aquila e Priscilla si innamorano e si sposano, convertendosi e abbracciando la religione dei cristiani.

Nel 49 si verificano tumulti tra cristiani ed ebrei che a Roma contano su una rappresentanza di 30.000 persone. I disordini sono guidati da Cresto e vengono presto sedati, ma l’imperatore Claudio fa espellere giudei e cristiani accusati di aver fomentato disordini, anche Aquila e Priscilla, incolpevoli ma personaggi molto in vista nella comunità cristiana vengono espulsi, divengono esuli e fuggono a Corinto. I due coniugi sono benestanti e si dedicano, da imprenditori, alla produzione di tende che Aquila conosce bene e Priscilla amministra saggiamente.

Paolo invece arriva a Corinto da Atene, è solo perché Timoteo e Tito, suoi collaboratori e abituali compagni di viaggio, sono stati inviati a Filippi e a Tessalonica per avere notizie sulle chiese cristiane locali.

L’Apostolo ha vissuto un periodo di esperienze amare. Ad Atene si fa ascoltare dall’Areopago, il Consiglio Supremo dei Magistrati che si occupa delle questioni pubbliche e religiose e si riunisce sotto i portici dell’Agorà. Paolo presenta il Dio della creazione che corrisponde alla cultura e alla formazione classica greca e ottiene attenzione e interesse sino a quando annuncia la resurrezione del Cristo fattosi uomo. Per la cultura greca l’anima è immortale mentre la vita del corpo termina inesorabilmente al momento della morte quindi le parole di Paolo non sono accettate, l’Apostolo irriso pubblicamente e la sua predicazione perde di efficacia quindi lascia Atene per raggiungere Corinto.

A Corinto Aquila e Priscilla ci sono già e continuano ad essere una coppia modello, innamorata e unita ma si sentono perseguitati, reietti e psicologicamente sono distrutti dall’esodo quindi non sono in grado di annunciare pubblicamente il Vangelo e preferiscono rimanere in disparte. L’incontro con Paolo è particolarmente emozionante perché anche lui è provato dagli avvenimenti di Atene da dove è sostanzialmente fuggito e Aquila e Priscilla divengono seguaci ed attivi collaboratori del Santo.

Corinto centro nevralgico

A differenza di Atene che vive ne ricordo del suo grande passato ma nel primo secolo è di fatto un piccolo centro, Corinto è una grande metropoli multietnica perché il suo porto è in posizione strategica e rappresenta un crocevia importante per le vie commerciali. La popolazione stimata è di oltre 300.000 persone tra greci, romani, arabi, egiziani ed ebrei che vivono in una città sostanzialmente ricca con grandi cantieri navali e una fiorente industria edile, turistica e commerciale.

Gli insediamenti urbani nel primo secolo erano divisi in quartieri abitati selettivamente da artigiani e commercianti specializzati. Paolo è un costruttore di tende e si reca nel quartiere della città abitato dagli artigiani delle tende. Lì incontra Aquila e Priscilla che gli offrono lavoro e alloggio e poi amicizia e aiuto.

Paolo viene accolto da Aquila e Priscilla nella loro casa e nella loro famiglia. Insieme lavorano duramente tutta la settimana per costruire le tende dell’incontro che richiedono un complesso lavoro di gruppo per la loro fabbricazione. La costruzione di queste particolari tende viene presto simbolicamente accostato alla costruzione delle Chiese Cristiane e lo splendido rapporto che si instaura tra Paolo, Aquila e Priscilla è una condivisione d’intenti che miscela il lavoro e la predicazione liturgica del sabato.

I coniugi ancora profondamente segnati dalle esperienze negative di Roma non si sentono in grado di rivestire posizioni pubbliche e Paolo alloggia e lavora con loro ma utilizza un’altra casa, quella di Tizio Giusto, come Chiesa per le liturgie e le riunioni cristiane.

Dopo circa un anno e mezzo stanco dell’opposizione feroce della Sinagoga che non consente di raggiungere molti risultati, Paolo lascia Corinto grazie ad Aquila e Priscilla che lo finanziano e lo accompagnano nel suo viaggio prima ad Antiochia e poi nel suo soggiorno missionario ad Efeso. I due coniugi producono tende in tessuto ruvido, detto cilicio fatto di pelli di capra, e quelle in cuoio destinate alle legioni romane. Il loro è un commercio che oggi sarebbe definito fiorente e di respiro internazionale. I coniugi sono imprenditori capaci e di grandi possibilità e possono spostarsi con facilità tra Roma, Corinto, Antiochia, Efeso per poi tornare nuovamente a Roma.

Efeso

Il trasferimento ad Efeso è salutare per tutti, Paolo non viene continuamente osteggiato dalla Sinagoga come a Corinto e con il ritorno dei suoi collaboratori Timoteo e Tito può preoccuparsi di più delle sue attività di missionario e meno del lavoro manuale non più indispensabile al proprio sostentamento.  Nel segno del Vangelo Aquila e Priscilla insieme a Paolo e alla sua incrollabile fede rinascono psicologicamente da quell’oscura disperazione nella quale l’espulsione da Roma li aveva gettati prostrandoli. La loro rinnovata sicurezza interiore li spinge a ricoprire nuovamente ruoli pubblici e qui sono attivissimi nella fondazione della Chiesa Cristiana locale.

Tutte le grandi Chiese, cioè le comunità cristiane, vengono fondate dall’Apostolo Paolo e sempre dopo la loro fondazione S. Paolo le affida ad elementi capaci in grado di farle evolvere e crescere. Qui Paolo affida tale immane compito ad Aquila e Priscilla che entrano di diritto fra i padri fondatori della Chiesa cristiana locale dopo la sua partenza per Gerusalemme che avviene quasi subito.

Il prestigio, il carisma e la cultura di Paolo è di fondamentale importanza ovunque, ma qui è la famiglia di Aquila e Priscilla che fornisce il nucleo iniziale, la pietra miliare per la nuova Chiesa e anche i fondi necessari.

Il vero tempio è nell’anima di ogni cristiano ma la famiglia è il nucleo fondante di ogni chiesa. Ad Efeso Aquila e Priscilla nel loro apostolato incontrano nuovamente Apollo, già conosciuto a Corinto. Apollo è un alessandrino, un uomo carismatico, colto, potente che purtroppo intende essere sempre protagonista. Apollo è un grande conoscitore della Bibbia e del concetto battesimale di Giovanni, un missionario ideale e carismatico ma è anche eccessivamente individualista e a Corinto aveva contribuito a creare inopportune divisioni tanto che l’Apostolo dovrà intervenire pubblicamente per riportare unità e superare le inutili divisioni.

Aquila e Priscilla ascoltano con grande rispetto Apollo che predica nella Sinagoga e lo accolgono come un prezioso elemento, un vero dono della Provvidenza. Ma il loro connubio è a doppio senso Aquila e Priscilla sono più esperti di lui nella via della vita e della luce creata da Gesù mentre le conoscenze di Apollo arrivano sino a Giovanni Battista. Miracolosamente, per il suo carattere, Apollo comprende che la Chiesa è una comunità in cui ci si aiuta e sostiene a vicenda. Quindi sono Aquila e Priscilla che donano ad Apollo la consapevolezza di far parte della comunità cristiana che hanno creato. Sono loro che danno al solitario Apollo il calore e il senso di appartenenza alla famiglia che diviene un meraviglioso mosaico, un crogiolo di individualità che cooperano insieme uniti come deve fare tutta l’umanità. Aquila e Priscilla quindi creano, attraverso il rispetto reciproco, l’idea della fratellanza universale cristiana.

Il ruolo di Priscilla

In particolare Priscilla si occupa di insegnare il catechismo cristiano e questo rappresenta una circostanza eccezionale perché nel primo secolo le donne erano fortemente discriminate e trattate, nel mondo ebraico, peggio degli schiavi. Priscilla è una donna intelligente e di rango elevato quindi colta e preparata culturalmente allo studio e all’insegnamento che ha trovato un degno compagno in Aquila. Sarà Priscilla ad trasmettere ad Apollo la necessaria cultura cristiana e a fornirgli le informazioni necessarie per tornare a Corinto e farvi crescere una grande Chiesa cristiana ingrandendo quella fondata da Paolo nel periodo nel quale era ospite di Aquila e Priscilla che pur non svolgendo un ruolo pubblico avevano analizzato acutamente le dinamiche sociali locali.

Paolo ritorna ad Efeso

Quando Paolo ritorna ad Efeso Aquila e Priscilla gli salvano la vita con grande coraggio mettendo a repentaglio la loro durante i tumulti definiti come la “rivolta degli argentieri” capeggiata da Demetrio. Lo stesso Apostolo scrive : “ Essi hanno rischiato la loro vita per salvare la mia” perché il Vangelo non va annunziato negli agi e nel lusso ma anche rischiando personalmente e Paolo aggiunge che: “per la mia vita hanno messo in pericolo il proprio collo”. Aquila e Priscilla sono divenuti una famiglia che non guarda le proprie esigenze, il proprio tornaconto e persino la propria stessa vita terrena ma piuttosto cerca la salvezza per la famiglia e tutto il popolo di Dio.

Aquila e Priscilla sono una famiglia al servizio del Signore: che non si limita a generare figli ma li protegge, li guida, li accudisce e crescere in tutti i sensi e Paolo invita tutti i cristiani e le Chiese ad unirsi nel ringraziarli per quello che fanno.

A Roma

Quando Paolo decide di andare a Roma invia Aquila e Priscilla a preparargli il terreno e fornirgli informazioni sullo stato della Chiesa cristiana di Roma. Quando Paolo arriva a Roma Aquila e Priscilla sono da tempo già operativi e lo accolgono per l’ennesima volta. A questo punto tutto diviene incerto ma i due coniugi tornano probabilmente ad Efeso lasciando la loro casa a Roma a disposizione dell’Apostolo. Quando Paolo viene nuovamente imprigionato a Roma per due anni sarà confinato agli “arresti domiciliari” e scriverà a Timoteo vescovo di Efeso incaricandolo di salutare i suoi amici Aquila e Priscilla.

Aquila e Priscilla rivestono come coppia un ruolo fondamentale nella nascita delle Chiese cristiane del primo secolo a Corinto, Efeso e Roma che sostengono economicamente e umanamente. Non si limitano a supportare S. Paolo o a preparare nel migliore dei modi le comunità ma si occupano attivamente dell’evangelizzazione raggiungendo eccellenti risultati. Alcune fonti indicano che i due illustri coniugi, venuti a conoscenza della definitiva incarcerazione di Paolo, tornano a Roma per aiutarlo ancora una volta ma arrivano troppo tardi e vengono poi a loro volta imprigionati e condannati a morte. Priscilla era una cittadina di Roma e Aquila con il matrimonio ne aveva acquisito lo status. Come Civis Romanus potevano essere giudicati solo secondo le leggi romane e da un tribunale romano regolarmente costituito. Anche in caso di condanna a morte la sentenza poteva essere eseguita solo per decapitazione. Come cittadini di Roma furono quindi martirizzati con il taglio della testa come avvenne per l’Apostolo Paolo a Roma dove ora riposano.

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