Quando la firma può essere omessa

L’Italia è continuamente fonte di ispirazione per il Diritto. I Codici di tutto il Mondo si ispirano ancora dopo 20 secoli a quel Diritto Romano che portò la luce della Giustizia ovunque lungo le strade Consolari dell’antica Roma.

Questi contributi durano nel tempo. Un esempio notevole arriva nel 1993 anno nel quale viene promulgato un Decreto Legislativo che già si occupava di disciplinare la digitalizzazione della burocrazia.

Il DECRETO LEGISLATIVO del 12 febbraio 1993, n. 39 ha per titolo:

Norme in materia di sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni pubbliche, a norma dell’art. 2, comma 1, lettera mm), della legge 23 ottobre 1992, n. 421. (Gazzetta Ufficiale Italiana Serie Generale n. 42 del 20-02-1993).

Il testo completo può essere visionato qui

Il Decreto intende disciplinare:

  • la progettazione, lo sviluppo e la gestione dei sistemi informativi automatizzati delle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, e degli enti pubblici non economici nazionali, denominate amministrazioni ai fini del decreto medesimo.
  • L’utilizzazione dei sistemi informativi automatizzati per:
    a) il miglioramento dei servizi;
    b) la trasparenza dell’azione amministrativa;
    c) il potenziamento dei supporti conoscitivi per le decisioni
    pubbliche;
    d) il contenimento dei costi dell’azione amministrativa.

Fornendo linee guida per lo sviluppo dei sistemi informativi automatizzati per:
a) l’integrazione ed interconnessione dei sistemi;
b) gli standard definiti anche in armonia con le normative comunitarie;
c) il collegamento con il sistema statistico nazionale.

Linee guida efficaci che possono adottare anche gli Enti e le organizzazioni private in modo da garantirne la massima diffusione e standardizzazione.

L’Articolo 3 del Decreto Legge stabilisce:

Art. 3.
1. Gli atti amministrativi adottati da tutte le pubbliche amministrazioni sono di norma predisposti tramite i sistemi informativi automatizzati.
2. Nell’ambito delle pubbliche amministrazioni l’immissione, la riproduzione su qualunque supporto e la trasmissione di dati, informazioni e documenti mediante sistemi informatici o telematici, nonché l’emanazione di atti amministrativi attraverso i medesimi sistemi, devono essere accompagnate dall’indicazione della fonte e del responsabile dell’immissione, riproduzione, trasmissione o emanazione. Se per la validità di tali operazioni e degli atti emessi sia prevista l’apposizione di firma autografa, la stessa è sostituita dall’indicazione a stampa, sul documento prodotto dal sistema automatizzato, del nominativo del soggetto responsabile.

La norma quindi stabilisce che ogni documento digitale deve riportare l’indicazione della fonte e del Responsabile che lo emana cioè deve essere chiaramente firmato. Ma la firma autografa può essere, a pieno titolo, sostituita dal nome stampato del Responsabile che lo emana. In questi casi quindi, il semplice nome stampato sostituisce completamente la firma autografa.

Il documento prodotto digitalmente che riporta in calce ad esempio:

Dott. Mario Rossi

possiede piena validità giuridica anche se non è firmato.

A volte sotto la stampigliatura del nome del Responsabile, che è sempre indispensabile, viene riportata una dicitura simile a:

Dott. Mario Rossi

(Firma omessa ai sensi dell’art. 3 D.L. 39/93)

A maggior ragione anche quando viene inserito un fac-simile della firma autografa sotto il nome del Responsabile il documento è valido.

In definitiva la validità del documento è garantita dal nome del Responsabile dello stesso e non più dalla sua firma autografa che, nel caso dei documenti digitali, può anche essere omessa.

Già nell’ormai lontano 1993 si facevano passi avanti decisivi verso l’inutilità dei “pezzi di carta” tanto cari ancora a molte persone ma che sono ineluttabilmente destinati a sparire.

Anche la mail è una comunicazione digitale che riportando in calce il nome del mittente assume piena validità giuridica anche se non “firmata” e la mail in tutto il mondo è considerata una raccomandata con ricevuta di ritorno anche se non riceve riscontro dopo i termini di “compiuta giacenza”. Qualsiasi esperto informatico infatti può risalire attraverso l’header completo alla catena di server (block chain) attraverso la quale ha viaggiato il documento nel suo viaggio dal mittente al destinatario certificandone il corretto invio e la corretta ricezione.

Questa “certificazione” è impossibile da falsificare totalmente al contrario della raccomandata postale ordinaria molto più semplice da falsificare.

Da notare che ci stiamo riferendo alla normale posta elettronica e non alla PEC, in quanto la Posta Elettronica Certificata è un tentativo, peraltro neppure riuscito, esclusivamente italiano che non ha avuto alcun seguito nel resto del mondo perché non aggiunge nulla alle possibilità della posta elettronica ordinaria ma in compenso richiede che anche il destinatario possieda un indirizzo PEC specifico.

 

 

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