Mascherine filtro

Il covid19

Questo virus si è dimostrato altamente contagioso, tanto da trasformarsi da epidemico in pandemico. La differenza è essenzialmente nella velocità e modalità di propagazione del virus estremamente aggressive. Il covid19, e le sue successive mutazioni (ad oggi 6 principali e 5 secondarie), è un virus microscopico. Le sue dimensioni massime sono di 150 milionesimi di millimetro e vengono espulse dalle vie respiratorie inglobate in microgocce di acqua o fluidi organici durante il ciclo della respirazione (circa 30 volte al minuto) oppure attraverso eventi specifici come colpi di tosse e starnuti che possono proiettare le microgocce infette sino ad 4/5 metri di distanza. Per questo motivo, starnuti e colpi di tosse vanno sempre protetti ponendo bocca e naso nel cavo del gomito in modo da limitare fortemente la diffusione delle microgocce infette. Da notare che l’uso della mano è molto meno efficace come protezione rispetto all’uso della parte interna del gomito con il braccio quasi chiuso e i vestiti che ampliano e di molto lo scudo di protezione.

Le microgocce possono rimanere sospese in aria sino a 30 minuti circa perché, come tutti i liquidi evaporano a qualsiasi temperatura divenendo sempre più piccole e leggere. In ambienti aperti e ventilati la propagazione può essere accentuata e in alcuni casi le microgocce possono salire sino a circa 4,5 metri di altezza e coprire distanze superiori ai 10 metri. Entro questi limiti di tempo e spazio il contagio può diffondersi quindi è necessario agire con cautela ed uscire di casa il meno possibile e sempre per necessità imprescindibili. La rarefazione delle uscite, il mantenimento delle distanze di sicurezza e lo scrupolo nell’evitare contatti con altre persone o superfici “pubbliche” sono elementi fondamentali per ridurre il contagio.

Il contagio, oltre che diretto, può essere anche indiretto attraverso il contatto con superfici precedentemente toccate da persone positive, come ad esempio il carrello del supermercato. In alcuni esercizi il manico del carrello viene sterilizzato dal personale all’ingresso. Purtroppo non tutti i negozi utilizzano questa precauzione.

I guanti monouso

L’uso dei guanti è sempre doveroso per la protezione propria e verso gli altri. Il tipo migliore è quello monouso in lattice. Si devono lavare le mani con normale sapone detergente avendo cura di produrre molta schiuma. La schiuma va strofinata ovunque, anche tra le dita, sulle unghie e sui polsi lasciandola agire per 30 secondi, quindi lavata via con cura. Le mani possono venire asciugate preferibilmente con carta monouso o con l’aria calda. A questo punto si possono indossare i guanti. Il lattice è un materiale leggero e i guanti vanno indossati con cura e senza fretta in modo da evitare strappi, facendoli aderire con cura alle dita sino alla base e raggiungendo i polsi.

Epidemic Wuhan'S Virus Quarantine - Foto gratis su Pixabay
I guanti sono sempre indispensabili ma bisogna evitare di toccarsi il viso (soprattutto bocca, naso e occhi) e ricordare di disinfettare il cellulare prima di togliersi i guanti.

È fondamentale ricordare che il lattice è un materiale microporoso elastico e la tensione che si attiva indossandoli tende ad allargare con il passare del tempo i micropori. Dopo 30 minuti i guanti di lattice cominciano ad avere minuscoli pori che si allargano sempre di più e progressivamente la protezione offerta diminuisce sempre di più. Per usi clinici i guanti di lattice comuni vanno sostituiti dopo 30 minuti di uso quindi è bene evitare di: utilizzare guanti troppo piccoli, forzarne l’elasticità con movimenti inutili, evitare abrasioni o contatti con superfici abrasive o pressione eccessiva unita a movimenti. Quando si deve trascorrere fuori molto tempo è bene provvedersi di guanti di ricambio. La procedura per togliersi i guanti di lattice prevede di rivoltarli con delicatezza partendo dal polso e, senza venire in contatto con la superficie esterna gettarli possibilmente nei rifiuti sanitari speciali oppure nell’indifferenziato, mantenendoli rovesciati. I guanti da cucina non sono pratici e non garantiscono efficacia ma possono essere utilizzati come estrema risorsa se non si dispone di altro. La loro estremità troppo ampia va chiusa dalle maniche del vestiario e dopo averli indossati e prima di toglierli vanno lavati accuratamente con sapone preferibilmente liquido e molto schiumoso per un minuto o più.

Le mascherine facciali

Le mascherine sono dispositivi di protezione efficaci solo se correttamente indossate ed utilizzate. Sono infatti inutili sopra la barba perché la barba non permette una sufficiente aderenza al volto e lascia innumerevoli spazi al passaggio dei virus. Anche i baffi non possono essere folti. Uno dei peggiori dittatori della storia che non vogliamo neppure nominare, aveva caratteristici baffetti molto piccoli residuo di grandi baffi a manubrio che si tagliò scoprendo che altrimenti la maschera antigas, nelle trincee della prima guerra mondiale, non poteva indossarla correttamente. Le mascherine proteggono verso l’esterno (cioè gli altri da noi) e verso l’interno (cioè noi dagli altri) ma in maniera diversa in base al tipo. Sono 5 i principali tipi:

  • maschere chirurgiche monouso: proteggono gli altri efficacemente (95%) ma proteggono poco noi dagli altri (20-50%). Il loro livello di protezione dipende molto dalla cura con la quale vengono indossate. In particolare si deve adattare con molta attenzione la linguetta metallica per far aderire la parte superiore al naso e alle guance. Lasciando spazi di scarsa adesione la protezione verso l’interno decresce rapidamente. Sono realizzate con tre strati di tessuto non tessuto: lo strato interno protegge la pelle ed assorbe il vapore acqueo prodotto, quello intermedio filtra particelle sino al micron e quello esterno è più consistente e parzialmente idrorepellente;
  • maschere FFP1: sono dispositivi di protezione individuale (DPI) concepiti per l’artigianato e l’industria per filtrare polveri, polveri sottili e agenti nebulizzati come vernici, vapori, ecc. Sono costituite da un filtro grossolano esterno, un filtro intermedio sottile che filtra meccanicamente sino a 10 micron ma attira le particelle di diametro inferiore con un effetto elettrostatico e uno strato interno sempre di tessuto non tessuto che da forma e assorbe il vapore prodotto dal respiro. Sono mascherine professionali concepite per un utilizzo più continuo e gravoso prodotte con o senza valvola che ha lo scopo di facilitare l’espirazione che non viene filtrata. La protezione è del 70% nei due sensi per i tipi senza valvola ma scende verso l’esterno al 20% nei tipi con valvola.  Rispetto a quelle chirurgiche affaticano meno, possono essere indossate per tempi maggiori, possiedono forme più ergonomiche e aderiscono meglio al volto intorno al naso. Se non vengono danneggiate possono essere anche riutilizzate;
  • maschere FFP2: sono migliori del tipo precedente e garantiscono protezione del 90% nei due sensi (tipo senza valvola) e 90% verso l’interno / 20% verso l’esterno (tipo con valvola);
  • maschere FFP3: costituiscono il tipo migliore fra le FFP con protezione del 98% (20% verso l’esterno per la variante con valvola);
  • maschere casalinghe di emergenza: possono essere realizzate in cotone (ad esempio con un fazzoletto) oppure piegando un foglio di carta in modo simile alle mascherine chirurgiche (le pieghe aumentano la superficie e la capacità filtrante creando percorsi obbligati e strati multipli). Le mascherine di carta possono avere all’interno uno strato di carta da cucina per trattenere l’umidità del respiro e due elastici fissati con punti metallici ai lati provvederanno a mantenerla aderente al viso. Vantaggiosamente si possono recuperare lamelle nasali da mascherine commerciali prima di gettarle, incollandole alla carta per migliorare l’adesione nella zona del naso.
Face masks used in Coronavirus pandemic COVID-19 | Photo by … | Flickr
La migliore protezione viene fornita nei due sensi dalle mascherine FFP3 senza valvola (98%), mentre le mascherine chirurgiche sono efficacissime per proteggere gli altri da noi (95%) ma poco noi dagli altri (20% o più se correttamente indossate)

Tutte le mascherine dovrebbero essere utilizzate una sola volta, ma l’emergenza crea la necessità. Se si devono riutilizzare è necessario sterilizzarle utilizzando aria e sole per qualche giorno. Se dobbiamo uscire quotidianamente si possono sempre alternare più mascherine per lasciarle a riposo il tempo necessario a rendere inattivo il virus. Non sono disponibili dati certi ma dopo 30 minuti le microgocce in aria si depositano, dopo 4-12 ore il virus sulle suerfici diventa inattivo ma per sicurezza è meglio aspettare qualche giorno. Il Sole emette radiazioni ultraviolette classificate come tipo A, B e C. UVA e UVB ci abbronzano mentre le UVC sterilizzano perché sono in grado di distruggere il DNA organico di batteri, virus, parassiti e muffe. Purtroppo gli UVC distruggono anche il nostro DNA ma vengono bloccati dall’atmosfera e dallo strato di ozono. Anche alcune frequenza UVB hanno un certo potere battericida, ma la loro azione, sopportata dal corpo protetto dalla pelle ma non dagli agenti patogeni non protetti su superfici inorganiche è molto più blanda e lenta. Una sterilizzazione efficace che richiede anche pochi secondi con le radiazioni UVC ne richiede giorni con le UVB. Altri sistemi di sterilizzazione sono il calore che richiede almeno 70° C per 10 minuti e l’uso di spray germicidi a bassa temperatura di evaporazione come quelli a base di alcoli. Sistemi di emergenza casalinghi possono utilizzare il calore o il vapore prodotto da comuni ferri da stiro posti vicino ma non a contatto per non danneggiare la mascherina e la sospensione della mascherina (con la parte esterna rivolta verso il basso) alla bocca di un vaso di vetro contenente sul fondo una soluzione a base di cloro (varechina). Il cloro è un eccellente antipatogeno ma dopo l’esposizione di qualche ora la mascherina va tenuta almeno un giorno all’aria per disperdere il cloro residuo, velenosissimo e irritante (fu usato come gas mortale durante la prima guerra mondiale). Nel caso di fazzoletti di cotone questi vanno lavati ad alta temperatura. L’uso come sterilizzatori di forni comuni e a microonde è fortemente sconsigliato in quanto si potrebbero generare contaminazioni incrociate da elementi esterni (maniglie, manopole e sportelli).

Abiti e accessori

Gli indumenti migliori sono quelli non porosi e impermeabili che offrono minori possibilità di essere contaminati e sono più facilmente pulibili. Proteggere i capelli con un cappello e gli occhi con occhiali è un ulteriore protezione. In ogni caso appena rientrati ci si dovrebbe cambiare abiti e scarpe per evitare di contaminare la casa. Molte culture nazionali abituano ad usare esclusivamente pantofole o a girare in casa senza le scarpe destinate solo alle attività esterne. Dobbiamo ricordare che danaro, carte di pagamento e cellulare sono nostri nemici perché possibili fonti di contaminazione incrociata. Non tocchiamo mai il portafogli in casa e rientrando sterilizziamo il cellulare con un panno umido di disinfettante.

Coronavirus Sars-Cov-2 App Mobile - Immagini gratis su Pixabay
Il telefono può contaminarsi, va usato con i guanti all’esterno e disinfettato al rientro a casa con un panno umido di disinfettante volatile e senza esagerare. Ottimo utilizzare una protezione in gomma che non si rovina.

La protezione migliore è sempre quella di rimanere a casa e uscire solo per necessità imprescindibili rispettando sempre la maggiore distanza possibile con le altre persone. Questa pandemia cambierà molte nostre abitudini. Se prima eravamo abituati alla doccia prima di uscire di casa ora dovremo abituarci a fare la doccia tornando a casa. Dovremo preferire lavoro e studio remoto e abituarci alle video conferenze piuttosto che agli incontri e alle riunioni frontali. Ma questo ci permetterà di bruciare meno benzina e inquinare meno. Questa pandemia ha fatto tornare aria pulita nelle città, pesci nei mari, ha richiuso il buco polare nello strato di ozono, invertito la deglaciazione, fatto tornare i delfini vicino alle coste e reso l’ambiente meno inquinato. E, volendo vedere il bicchiere mezzo pieno, anche da questa orribile pandemia potremo ricavare qualche lato positivo.

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