La mano destra e quella sinistra

Sergio Bramini ha 71 anni, moglie e tre figli. È un imprenditore e titolare della ICOM un’azienda con 32 dipendenti specializzata nel settore rifiuti. Si fida dello Stato e stipula contratti con la burocrazia statale e in particolare con le ATO regionali.

ATO e rifiuti

L’articolo 23 del D.L. 22/97 introduce l’Ambito Territoriale Ottimale per il servizio di gestione dei rifiuti con alcune prerogative precedentemente affidate a regioni e province. Si tratta di Enti autosufficienti incaricati di provvedere alla riduzione della movimentazione di rifiuti ottimizzandone la gestione in comparti più vasti di quelli comunali. Le ATO quindi provvedono alla gestione dei rifiuti su base provinciale e regionale anche economicamente secondo il D.L. 152/2006.

La ICOM accumula crediti per il lavoro quasi ventennale svolto per circa 4 milioni di € ma semplicemente lo Stato dal 2007 non lo paga più e dopo aver lottato strenuamente per i diritti propri e dei propri dipendenti il 24 marzo del 2011 finisce ogni risorsa personale ed è costretto a mettere in un trolley tutti i registri ICOM per portarli in Tribunale e dichiarare il fallimento.

Incapacità o frode?

Il Tribunale nomina, secondo prassi, un curatore fallimentare che ritiene apoditticamente che le ATO della Sicilia non sono considerabili Amministrazioni Pubbliche quindi non considera i crediti vantati da ICOM esigibili. Ma l’Unione Europea ha riconosciuto ufficialmente le ATO come Pubbliche Amministrazioni e il curatore avrebbe dovuto ottenere la certificazione del credito e la sua anticipazione presso un istituto di credito che avrebbe ricevuto le somme direttamente dallo Stato inadempiente.

Nel 2013 e 2014 vengono emanati due D.L. per misure urgenti per la competitività e la giustizia sociale che consentono il pagamento dei debiti delle pubbliche amministrazioni. A richiesta delle aziende il Ministero dell’Economia verifica i crediti vantati e se ritenuti validi l’azienda può cedere il credito ad una banca che paga subito ricevendo i fondi entro 6 mesi dallo Stato attraverso uno specifico fondo della Cassa Depositi e Prestiti.

Ma il Ministero si adopera, fraudolentemente, per nascondere i debiti dello Stato e nonostante il buon senso, il disposto EU, le sentenze dei Tar e del Consiglio di Giustizia Amministrativa, evita di prima inserire le ATO della Sicilia e non solo nel novero delle Pubbliche Amministrazioni. Quando infine la Magistratura costringe a certificare i crediti la banca che aveva anticipato un credito non viene pagata delegittimando di fatto la garanzia dello Stato e suggerendo a tutte le altre di rifiutare la cessione dei crediti certificati che non possono fidarsi della garanzia dello Stato Italiano.

La Regione Sicilia è parte dello Stato italiano, il Ministero e le ATO anche e i debiti devono essere pagati. Consentire il fallimento, il licenziamento di decine di dipendenti e il pignoramento e la vendita all’asta della casa di un imprenditore che si è fidato dello Stato stipulando contratti e fornendo beni e servizi è un “attentato terroristico statale” che la Magistratura non può consentire a meno di rivelarsi connivente.

La Costituzione dello Stato Italia prevede tre poteri separati: esecutivo, legislativo e giuridico proprio per la “regola della tripla chiave” che deve tutelare i Cittadini e non vessarli. Quindi se il primo di giugno l’imprenditore Bramini sarà sfrattato dalla sua casa il Magistrato si renderà complice di un gravissimo delitto e dovrà essere perseguito per tutelare la ICOM e tutte le innumerevoli Aziende che sono costrette a fallire per crediti legittimi non onorati dallo Stato.

UniSanPaolo invita le Forze dell’Ordine e la Magistratura a perseguire d’ufficio i responsabili di questi che ripetiamo non possono essere considerati che “attentati terroristici statali”.

C’è un Italia che soffre amaramente mentre dobbiamo assistere all’indegno teatrino per la formazione del Governo che in realtà si risolve esclusivamente nella solita spartizione del potere e che sta in questi giorni coinvolgendo tutte le formazioni politiche nessuna esclusa. Non ci saranno nuove elezioni perché nessun parlamentare intende rinunciare ai circa 28.000 € al mese di stipendi e rimborsi accertati da un ricercatore UniSanPaolo quindi le forze politiche degne di questo nome devono trovare soluzioni per i Cittadini e non per loro.

Il Presidente della Repubblica inviti tutti a trovare un accordo entro qualche giorno oppure dia nuovamente la parola agli elettori nella speranza che si rendano conto che tutti devono esprimere un voto e che ogni voto debba premiare chi intende governare per il popolo italiano e non per se stesso.

Oggi la classe politica italiana sta dimostrando una rara incapacità e l’Università intende creare una nuova generazione politica con una Facoltà dedicata

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